venerdì 23 maggio 2025

24maggio - Vergine illuminata









Già fin dal dialogo con l'angelo Gabriele appare in Maria vergine il dono dell'intelletto. Essa non si esalta, riflette, interroga e risponde con penetrazione e misura. Al di là delle sue parole, sobrie e sapienti, si intravvede un'intelligenza superiore. Essa è illuminata dallo Spirito Santo. 

1. Da «intus légere» (leggere dentro), il dono dell'intelletto è l'intuito per cui l'uomo spirituale penetra le profondità della fede e anche delle verità naturali, cogliendone (légere) i significati reconditi e ultimi alla luce dello Spirito Santo. 

Gesù rimprovera agli Apostoli: «Anche voi siete senza intelletto?», quando non capiscono che l'uomo viene contaminato non da ciò che mangia, ma da ciò che esce dal cuore, oppure quando rimangono alla materialità delle sue parole senza penetrarne il significato (Mt 15, 16). E manda loro lo Spirito Santo perché capiscano le Scritture e li conduca verso la verità intera. Implicitamente o espressamente Gesù condanna l'intelligenza farisaica che rimane superficiale ed esibizionistica. L'asino e il bue hanno riconosciuto il loro padrone, ma il popolo non ha riconosciuto il suo Dio, e con tutta la loro intelligenza i sapienti non hanno ravvisato il Verbo di Dio. 

È proprio dell'intelletto penetrare, intuire, analizzare, discernere sia nelle verità di fede che in quelle naturali. Atto particolare dell'intelletto è il discernimento spirituale per cui «l'uomo spirituale giudica ogni cosa» (1 Cor 2, 15) in ordine alla sua bontà o cattiveria di fondo. 

La penetrazione lucida delle cose di fede è beatitudine promessa a coloro che hanno il cuore puro: essi vedranno Dio all'origine e al termine di ogni cosa, vedranno la sua impronta nelle creature. 

L'intelletto è offuscato dal peccato (come accadde a Davide con Betsabea), soprattutto da certi vizi e passioni che sconvolgono l'equilibrio generale della persona: satanismo, medianità, dissolutezza, spiritismo, magia, adesione a gruppi atei, alcoolismo, droga, ecc. 

Vizi contrari all'intelletto sono l'ottusità, la grossolanità di giudizio, la passionalità, ecc. 

2. Appare evidente che Maria non è soggetta a simili squilibri mentali, e che il suo intelletto, così penetrante, fruisce più di ogni altro della beatitudine dei puri di cuore. Essa è l'Immacolata e la Vergine, è la Madre di Dio, è la Sposa dello Spirito Santo. Il dono dell'intelletto le compete per vari titoli in misura eccezionale, come appare dal suo comportamento. 

Alle nozze di Cana essa intuisce l'imbarazzo d'una famiglia che rischia una brutta figura per l'esaurirsi del vino. D'altra parte, consapevole della divinità del Figlio, non vuole forzare la vicenda in modo indiscreto. Essa si limita a far presente la situazione: «Non hanno più vino». 

Al di là della battuta evasiva di Gesù («E che c'entriamo noi, o donna?») essa intravvede la condiscendenza del Figlio e dice ai servi: «Fate quello che egli vi dirà». E Gesù compie il miracolo della trasformazione dell'acqua in vino. 

L'intelligenza di Maria si rivela nel suo contegno con Giuseppe in seguito all'annuncio dell'Angelo: essa è consapevole di quanto avviene nel proprio corpo e della sorpresa che ne avrà Giuseppe quando si accorgerà del suo essere incinta; non vuole tuttavia anticipare una confidenza che avrà bisogno di una garanzia pari all'ímportanza eccezionale dell'evento. Allora lascia alla Provvidenza la soluzione del caso, e l'Angelo interviene a rassicurare Giuseppe che «ciò che in lei è generato, è opera dello Spirito Santo». 

Per quanto acuta, l'intelligenza umana ha bisogno di riflessione, di analisi, di attesa di conferme: «La madre conservava tutte queste cose in cuor suo» (Lc 2, 51) ; «Maria si teneva bene a mente tutte queste cose meditandole in cuor suo» (Lc 2, 19). 

3. Il dono dell'intelletto rifulge in pienezza nella condizione gloriosa di Maria: la Regina del mondo esercita una supercomprensione materna sugli eventi della Chiesa, intervenendo con intelletto d'amore in aiuto di quanti ricorrono a lei. 

  Maria conduce a Gesù 

«Nella Vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di lui, Dio Padre da tutta l'eternità la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito a nessun altro concessi. Certamente la genuina pietà cristiana non ha mai mancato di mettere in luce l'indissolubile legame e l'essenziale riferimento della Vergine al divin Salvatore. Tuttavia, a Noi pare particolarmente conforme all'indirizzo spirituale della nostra epoca, dominata ed assorbita dalla "questione di Cristo", che nelle espressioni di culto alla Vergine abbia speciale risalto l'aspetto cristologico e si faccia in modo che esse rispecchino il piano di Dio, il quale prestabilì "con un solo e medesimo decreto l'origine di Maria e l'incarnazione della divina Sapienza". Ciò concorrerà a rendere più solidale pietà verso la Madre di Gesù e a farne uno strumento efficace per giungere alla "piena conoscenza del Figlio di Dio, fino a raggiungere la misura della piena statura di Cristo" (Ef 4, 13)» (Marialis Cultus 25). 

 23 maggio - Tempio dell'eterna Sapienza 
















1. Il dono della Sapienza ha un implicito riferimento all'eterna Sapienza inneggiata nei libri sapienziali (Prov 8, 22 s ecc.) che si rivelerà nel Verbo di Dio quale «Irradiazione dello splendore del Padre» (Eb 1, 3). 
Etimologicamente la sapienza vien dal latino sàpere che indica «sapore» in senso passivo e anche attivo. In forza della congenialità con Gesù la sapienza ci porta a «gustare» le cose di Dio, ad assaporare il Vangelo e a conformarci a Gesù fino ad avere in noi «gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fp 2, 5); in tal modo diventiamo «sale della terra» (Mt 5, 13) e diffondiamo il sapore di Cristo. L'uomo di Dio «sa» di Cristo, in senso analogo a una cosa che «sa» di incenso o altro. 
Sul piano conoscitivo questa congenialità porta a «gustare come è buono il Signore» (Sal 33, 9), a discernere istintivamente («per quandam connaturalitatem», dice S. Tommaso) ciò che viene da Dio e ciò che da Dio non viene. Sul piano operativo porta ad agire secondo lo spirito di Cristo, ad «osservare la sua parola» (Gv 14, 23), a gravitare verso Cristo con tutto il cuore fino ad «essere messo a parte dei suoi patimenti, trasformato in immagine della sua morte» (Fp 3, 11 s), 
2. Singolarmente ricca di sapienza è Maria in quanto è Madre della Sapienza incarnata e Sposa dello Spirito Santo, perfettamente conformata a Gesù nel suo modo di sentire e di operare. Il suo essere Immacolata la fa gravitare verso Gesù con una forza singolare. Essa è tutto ascolto della Parola di Dio, che è lo stesso Verbo incarnato, conserva nel suo cuore le parole di Gesù, le medita, le mette in pratica (Lc 2, 51). 
Tutto il modo di agire di Maria, a sua volta, diventa irradiazione dello Spirito di Gesù, espressione della Sapienza Incarnata e dello Spirito di Sapienza, come appare in vari passi del Vangelo: nel dialogo con l'angelo Gabriele, nel comportamento con Elisabetta, nel canto del Magnificat, nel contegno con Giuseppe, alle nozze di Cana e soprattutto ai piedi del Crocifisso. 
Questa singolare sapienza si manifesta in lei dopo la Pentecoste, rendendola guida del gruppo apostolico, che ricorre a lei per un retto comportamento nella vita e nell'apostolato. 
La Chiesa pone sulle nostre labbra l'invocazione: «Sedes Sapientiae, ora pro nobis», perché Maria aiuti i credenti a crescere in età, sapienza e grazia, come Gesù e come lei stessa, davanti a Dio e agli uomini. 
3. Per opposizione la sapienza porta a una incompatibilità naturale con lo spirito del mondo, che è il riflesso dell'anticristo. Paolo mette in risalto l'irriducibilità dei due spiriti: «La parola della croce è stoltezza per coloro che se ne vanno in perdizione; ma per noi, che siamo sulla via della salvezza, è forza di Dio, perché fu scritto: Manderò in rovina la sapienza dei saggi e renderò vana l'intelligenza degli intelligenti... Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? Infatti, non avendo il mondo, con tutta la sua sapienza, conosciuto Dio nelle opere della sapienza divina, piacque a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione» ( 1 Cor 1, 18 s; cf. anche Gal 3, 1 s).

mercoledì 21 maggio 2025

22 maggio - Lo Spirito Santo scenderà su di te 


 







Quando Maria chiede all'angelo Gabriele come avverrà la nascita del Redentore, egli le risponde. Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell'Altissimo stenderà su di te la sua ombra. Il Figlio di Dio nascerà dal suo grembo non per fecondazione umana, ma per opera dello Spirito Santo, come diciamo nel Credo. 

La fecondazione avviene nel clima dell'amore, e Maria sarà resa madre dallo stesso Spirito di Amore che è col Padre e il Figlio un unico Dio. 

Questo stesso Spirito, scendendo in Maria, dà inizio a quella speciale presenza dello Spirito Santo nel Corpo Mistico che ha il suo centro in Gesù. Nel grembo di Maria si attua l'incarnazione del Verbo e ha origine l'unità dei credenti in Cristo. Lo Spirito di Amore che anima la vita trinitaria, animerà pure l'unità dei credenti. Già nel momento dell'Incarnazione Gesù entrando nel mondo prega il Padre. Che tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me ed io in te.  Tutti siamo una cosa sola perché abbeverati di uno stesso Spirito, insegna Paolo nella prima lettera ai Corinzi. 

Oltre che centro di irradiazione del Verbo, Maria diventa perciò centro di effusione dello Spirito Santo, che è il dono portato da Cristo all'umanità. Questo dono è già annunciato da Ezechiele nell'Antica Alleanza e anche già effuso sui patriarchi, sui profeti e sugli uomini di Dio per avviare il piano salvifico. Ma, con l'Incarnazione del Verbo, il dono dello Spirito comincia a entrare nella fase pentecostale. Il dono di Dio all'umanità è graduale. Di luce in luce, dice Paolo. 

Tenendo presente l'ambivalenza della mediazione di Maria, rivolta al Verbo fatto Carne in lei, e al Corpo Mistico, si comprende quale dovette essere l'effusione dello Spirito Santo in Maria al momento dell'Incarnazione. Offrendosi a lei come Sposo, la ricolma di tutti quei carismi che sono necessari allo svolgimento della sua missione. I carismi migliori della fede, speranza e carità, i sette doni, cioè la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio, i frutti dello Spirito, gioia, pace, affabilità, bontà, fedeltà, dolcezza, le virtù cardinali, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, le altre virtù morali come umiltà, e pazienza. Soprattutto il primo frutto che ammanta la presenza dello Spirito Santo nei cuori, cioè la grazia santificante, la vita divina che ci fa partecipi della natura divina, e per la quale Maria è la piena di grazia. 

Lo Spirito Santo è l'autore della nostra santificazione. Solo lo Spirito di Gesù può portare a compimento la nostra conformità con lui. Questa opera è assai agevolata dall'intercessione di Maria, Sposa dello Spirito Santo, che, dopo la risurrezione di Gesù, dispose gli Apostoli a riceverlo nel giorno della Pentecoste.

 21 maggio - Maria assunta in cielo 









Per autorità del Signore nostro Gesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo e nostra, annunziamo, dichiariamo e definiamo verità rivelata da Dio che l'Immacolata Madre di Dio. sempre Vergine Maria, compiuto il corso della vita terrena, fu assunta in anima e corpo nella gloria celeste. Con questa dichiarazione dogmatica, Pio XII, nel 1950, definiva espressamente l'Assunzione di Maria, e implicitamente confermava l'infallibilità del Vicario di Cristo quando intende definire solennemente una verità di fede. 

La fede nell'Assunzione di Maria è affermata dalla Tradizione, che con la Scrittura, è fonte di Rivelazione, e costituisce anche una deduzione di fede fondata sulla visione d'insieme del mistero di Maria. 

Maria assunta con Gesù risorto nella gloria conferma la nostra speranza. La nostra sorte finale non è la morte, come afferma un cieco materialismo, incapace di cogliere le impronte dello Spirito nel mondo e di fornire delle ragioni di vita, ma una vita luminosa in una condizione ove non ci sarà più né morte né cordoglio, né gemito né pena, perché pienamente illuminata dalla visione di Dio, in un mondo completamente rigenerato. 

Di questa speranza sarà partecipe anche il nostro corpo mortale, se, quale tempio di Dio, sarà da noi custodito nella santità. E, a tal proposito ricordiamo come anche le scienze moderne ammettono oggi le possibilità di riconversione della materia. 

Consacrarsi a Maria significa uscire da una ristretta visuale naturalistica, con la speranza di protendersi verso una vita nuova completamente illuminata dalla presenza purissima dello Spirito di Dio, che, ai suoi fedeli, offre fin d'ora le primizie simboliche della felicità senza fine, nelle esperienze gioiose della fede cristiana, e particolarmente dell'amore. 

Pur assaporando la gioia dei doni presenti di Dio, chi è consacrato a Maria esercita la virtù teologale della speranza, che costituisce l'anima stessa della fede. Leggiamo infatti nel capitolo undicesimo della Lettera agli Ebrei, che  la fede si sostanzia di cose sperate.

La speranza cristiana è inscindibile dalla fede. I primi cristiani avevano il senso dell'attesa del ritorno del Signore, e invocavano Maranathà! cioè, Vieni, Signore Gesù! 

L'assenza di questa tensione verso i beni celesti comporta un'almeno implicita svalutazione di quanto Gesù ci ha meritato con la sua passione e morte, e fa dimenticare che le sofferenze di questo tempo non sono proporzionate alla gloria futura che si rivelerà in noi. L'apostolo Paolo desiderava sciogliersi dal corpo per essere con Cristo, poiché aveva sperimentato cose che occhio mai vide, né orecchio mai udì. E neppure il cuore dell'uomo ha potuto immaginare quanto Dio ha preparato a coloro che lo amano. Anche i mistici manifestano la stessa tensione. 

Il pensiero della morte ci ammonisce sull'ultimo destino dell’uomo. Il giudizio di Dio, il purgatorio, il paradiso, ma anche, Dio non voglia, l’inferno. Non possiamo trascurare questa verità se Gesù ce ne mette in guardia con tanta insistenza. 

Docili all'insegnamento della Chiesa ripetiamo ogni giorno. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, nell'ora della nostra morte.

martedì 20 maggio 2025

 20maggio - Perseveravano concordi nella preghiera con Maria









1. In attesa dello Spirito Santo promesso da Gesù, gli Apostoli e le donne perseveravano concordi nell'orazione con Maria. La Madre di Dio inizia così il suo ruolo di Madre della Chiesa: con la sua presenza discreta, è il cuore della prima comunità cristiana. La tiene unita, la sostiene, la conduce soprattutto alla preghiera. Colei che nello Spirito Santo aveva dato loro Gesù, li prepara ora ad ottenere la pienezza della Pentecoste. 

La primitiva comunità cristiana sentiva in Maria la Madre capace di illuminare le sue scelte, di confermare la sua fede, di addolcire la sua vita. Possiamo pensare come alla porta di Maria si avvicendassero gli Apostoli e i primi credenti per confidarle le loro perplessità, per averne conforto e incoraggiamento. Non poteva sfuggire ai primi seguaci del Figlio di Dio fatto uomo la santità della sua Madre. 

2. La funzione di Maria non si è esaurita con la sua assunzione al cielo, ma di lassù continua con progressiva espansione sino alla fine dei tempi. Per misurare adeguatamente questa presenza materna di Maria nella Chiesa bisognerebbe esaminare la sua incidenza nella vita dei santi antichi e moderni, ricordare i suoi interventi in momenti di particolare gravità per il popolo cristiano, ripensare alle grazie e ai miracoli che Maria dispensa ancora oggi a Lourdes, a Fatima e nei numerosi santuari che costellano la terra. Le vocazioni sacerdotali e consacrate spuntano e si conservano sotto l'insegna della sua predilezione. 

3. Maria è consapevole che il mistero della Redenzione, che si compie con il dono dello Spirito Santo, è opera della grazia celeste. Sa per esperienza, e per l'insegnamento insistente di Gesù, che la grazia si deve chiedere con preghiera assidua. Gesù ha detto chiaramente: «Senza di me non potete far nulla. Vegliate e pregate per non cadere nella tentazione. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto. Tutto quello che domanderete nella preghiera voi l'otterrete... ». Gli apostoli sono caduti perché non hanno preso sul serio l'insegnamento del Signore; la Madre allora li raccoglie e insegna loro a pregare, come faceva Gesù. 

Il Maestro aveva anche parlato dell'efficacia di una preghiera fatta insieme, e aveva assicurato: «In verità vi dico che se due di voi si accorderanno sulla terra per qualunque cosa da chiedere, sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Perché dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 19). Per ricevere lo Spirito Santo bisognava che gli Apostoli si disponessero con la preghiera. 

Tra gli Apostoli che invocano l'effusione dello Spirito promesso, Maria è presente come Mediatrice, come «Onnipotenza supplice». E sarà così sino alla fine dei tempi nella Chiesa. 

Chiediamo a Maria: «Insegnaci a pregare sempre senza stancarci mai». 

4. Maria porta i suoi figli all'unione con la Chiesa e all'obbedienza al Magistero incentrato nel Vicario di Cristo. Essa non ammette sterili contestazioni, ma invita i suoi figli prediletti a impegnarsi costruttivamente in ogni opera buona per la crescita del Corpo Mistico di Gesù. 

domenica 18 maggio 2025

19 maggio - Ecco tua madre


 







1. Nel momento di lasciare il mondo, Gesù affida a Giovanni e alla Chiesa il dono più grande che gli rimaneva sulla terra: la sua Mamma. Giovanni la prese con sé, e da quel momento la sua vita si arricchiva di nuovo significato. Maria gli è presente come Madre affettuosa e come guida spirituale che lo avvia a una comprensione piena del mistero di Cristo. Gli è vicina come interprete qualificata della fede, ed è ragionevole pensare che le intuizioni così profonde del discepolo prediletto sul mistero di Cristo siano maturate nella familiarità con la Madre di Gesù. 

2. Maria è data come Madre a ciascuno di noi. Che cos'è una madre? È la personificazione più elevata dell'amore umano. La madre ha una innata propensione a trasfigurare il figlio, a vederlo nella luce più ideale, e questa stima costituisce la piattaforma più incoraggiante per lo sviluppo di un uomo. Una madre non giudica, ma intuisce, e questo intuito che va al di là di ogni manchevolezza stimola nel figlio le energie migliori. Nessuna ingratitudine del figlio riesce ad estinguere la sua dedizione, e questa sicurezza di poter contare nella fiducia della madre costituisce la più solida piattaforma per il ricupero morale di un uomo degenerato. La genialità di una madre è un amore senza confini. «Il figlio è la sua legge, in esso si perde e si conclude» (Le Fort). 

Se è vero che «il bimbo, nascendo, non le lacera solo il grembo ma anche il cuore e lo dilata aprendolo verso tutto ciò che è debole e piccolo» (Le Fort), il giorno in cui Maria è diventata Madre della Chiesa il suo cuore si è dilatato per grazia divina a tutte le debolezze e miserie del mondo, e Maria è diventata l'espressione più convincente della misericordia divina. 

3. La mediazione materna e dolcissima di Maria, si esplica soprattutto nel «formare il Cristo in noi», nel conformarci profondamente a Gesù Verità e Amore. 

È un cammino da Lei percorso fino all'estremo limite di somiglianza con il Figlio, di compartecipazione al mistero di Lui, Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, il più squisito e il più umano di tutti gli uomini. Tutta la sua esperienza spirituale è stata una preparazione ad essere per noi Maestra di vita foggiata secondo il Cuore di Cristo. 

La mediazione materna di Maria si concretezza nell'intercessione, mediante la quale essa ci ottiene le grazie di cui abbiamo bisogno per crescere secondo lo Spirito di Gesù; nell'esempio che ci offre con il suo comportamento pienamente conforme al Cuore di Cristo; negli stimoli spirituali con cui dolcemente ma anche con vigore ci richiama all'esercizio delle virtù cristiane, come l'umiltà e la mitezza («Imparate da me che sono mite ed umile di cuore»), la pazienza e l'ardimento, il dominio di sé e la signorilità del cuore, la fede e la speranza, e soprattutto l'amore, che è sintesi e perfezione di tutte le virtù. 

Come pensare, infine, che la Madre non intervenga a salvare dai pericoli le persone a Lei consacrate con particolare affetto e ad assisterle nell'ora suprema per portarle con sé in paradiso? 

 18maggio - Maria stava presso la croce di Gesù









l. Mentre gli Apostoli si erano dispersi per la paura, Maria, che nei momenti di trionfo del Figlio si era tenuta nell'ombra, ora si era fatta avanti per affrontare coraggiosamente l'onta di madre del condannato, immersa nell'abisso delle umiliazioni, dei dolori, delle lacerazioni di lui. 

Come avrebbe desiderato soffrire al posto di Gesù, sostituirlo sulla croce! Ma poiché Dio voleva diversamente, Maria univa la propria sofferenza a quella di lui per la redenzione di noi tutti. I sentimenti del suo cuore immacolato erano gli stessi del Figlio: sentimenti di offerta a Dio fino alla completa consumazione, sentimenti di implorazione per i crocifissoci, e i peccatori. Col Figlio che spirava in croce, Maria conservava la forza inaudita della mitezza, e ripeteva in cuor suo: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». 

In tutto simile al Figlio, Maria si mantiene al di sopra di ogni istinto di violenza: il suo spirito è irremovibilmente radicato nell'amore e nella verità, e nessun uragano di passioni esteriori riesce a smuoverlo e ad agitarlo. Veramente regina della pace è la nostra Madre, anche quando colpiscono il cuore del suo cuore, cioè il Figlio di Dio e Figlio suo. Ma quale tortura subisce il suo spirito, la sua sensibilità, la sua nobiltà di fronte a quella condensazione di cattiveria e di volgarità che ondeggia ai piedi del Crocifisso! Chi può capire il mistero di Maria addolorata? 

La meditazione su Maria ai piedi della croce va fatta immergendosi a lungo, con le ginocchia piegate, nella contemplazione del corpo martoriato di Cristo, del suo volto fatto bersaglio della perfidia umana, del suo costato aperto, e del cuore colmo di amarezza per le lesioni al suo onore, agli affetti più delicati, alla sua sensibilità. Tutto si ripercuoteva nel cuore della Madre tramite quei misteriosi canali di comunicazione che la mistica ci descrive. 

2. Consacrarsi a Maria significa cogliere, al di là dei singoli insegnamenti che ci vengono dalla sua vita, l'inesauribile insegnamento della sua partecipazione alla croce di Gesù. 

Per tale impresa ci è necessaria la virtù della mitezza. Essa non è debolezza, come potrebbe apparire, ma forza d'animo a tutta prova. E si fonda sulla sicurezza che il bene è destinato a vincere, ad onta di tutto. 

Di fronte a chi lo giudica, Gesù spiega e chiarisce, ma senza irritarsi; quando vede che la parola non serve, tace. A chi gli dà lo schiaffo, Egli chiede una spiegazione, poi sopporta. Sopporta le ingiustizie dei tragitti da Pilato a Erode, sopporta la terribile flagellazione, l’incoronazione di spine, i chiodi nelle mani e nei piedi. Eppure, di fronte all'agitazione e alle ingiurie dei suoi crocifissoci, Gesù passa come il gran Re, il Giudice che scruta i cuori. La sua nobiltà non viene per nulla scalfita. Gesù non esige mai dai suoi servi la perdita della dignità interiore, ma la mitezza, che è espressione altissima di dignità. 

Dice S. Tommaso d'Aquino: «La dolcezza è la virtù nella quale è riposta la nobiltà dell'animo. I servi di Dio, anche se provocati, si mantengono sempre nella pace, mostrando in questo una nobiltà perfetta».

31maggio - Regina del Cielo e della Terra l. Maria è onorata e invocata come Regina: Regina degli Angeli, dei Patriarchi, dei Profeti, degli...